E’ un dato di fatto. I nostri spostamenti, la nostra età, cosa facciamo, i nostri interessi, le nostre conversazioni, le nostre intenzioni di acquisto.
Nessuno ci ha imposto tutto questo. Ma la semplicità e l’utilità delle sue funzionalità come la ricerca informazioni sul loro motore di ricerca, il oro browser, la loro piattaforma di mail, il loro cloud di contenuti e la loro mappa, ci hanno quasi inconsapevolmente posto nelle condizioni di essere identificati e tracciati.
E’ questo il prezzo che paghiamo.
Ma prima di giudicare questo tema, proviamo ad analizzare cosa succede quando apriamo un telefono o una pagina web, e come possiamo comportarci.
Google nasce nel 1998. E’ un motore di ricerca creato da Larry Padge e , con l’obiettivo di ottimizzare la fruizione di contenuti nel Web tramite il loro algoritmo. Oggi non parliamo più di un semplice motore di ricerca, ma di un’azienda miliardaria presente in quasi tutto il mondo che basa il suo modello di business sul tracciamento di dati e vendita spazi pubblicitari.
Google vs Bing, Q want, Ecosia

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In italia Google è usato dal 95% degli italiani, una percentuale più alta rispetto agli altri paesi. L’invasività di Google dipende anche dal fatto che il loro sistema operativo (Android) è utilizzato dalla stragrande maggioranza degli utenti, perché Android è presente in più marche di smarthone, e al suo interno le funzionalità di Google sono installate di default: google chrome è il browser principale con cui navighiamo in rete.
Le varianti di Google ci sono, ma in diversi casi sono pressochè sconosciute, ne consideriamo tre:
Bing
Probabilmente il secondo più conosciuto. Il motore di ricerca di casa Microsoft ha lo stesso tipo di funzioni di Google sia per i criteri di ricerca, sia per il tracciamento che profila i tuoi interessi e la tua geolocalizzazione.
Q want
E’ un motore di ricerca francese. Differentemente da Google non traccia i dati degli utenti che entrano nella loro piattaforma, garantendo la loro privacy. Il loro criterio di ricerca non è filtrato dalle caratteristiche dell’utente quindi, divenendo quindi più aperto.
Ecosia
Fondato a Berlino, questo motore di ricerca funziona come Google: rilascia dei risultati a seconda della ricerca e utilizza questi dati per gli inserzionisti: la differenza è che i ricavi vengono utilizzati per piantare alberi. Gli utenti non vengono profilati mantenendo la loro privacy.
Cosa succede dentro il motore di ricerca Google

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Scopriamolo andando a leggere le parole di Marco Montemagno, imprenditore digitale, durante un’intervista a Le Iene proprio su questo argomento:
“Il 50% delle ricerche porta le persone a restare dentro a google, al posto di una lista nella metà dei casi vedi già il risultato senza entrare in altri siti restando dentro a Google”.
Far restare un utente su Google fa guadagnare la piattaforma perché aumenta il traffico di untenti facendo quindi aumentare il costo per a pubblicità: più la piattaforma è profilata (interessi, geolocalizzazione, età) e più possono farti una proposta profilata.
“Non riguarda solo la pubblicità profilata che ci viene proposta: i risultati di Google in generale non sono tutti uguali, vediamo risultati diversi anche in termini di risultati organici (…), viviamo in una bolla online”
La piattaforma ottimizza per i risultati che pensa che ti possano più interessare a te a seconda che tu stia cercando da telefono, da una specifica marca del telefono (Iphone ad esempio riguarda tipicamente un utente che può spendere di più) o da laptop, non esiste un criterio democratico che mostra gli stessi risultati a tutti. A seconda della tua profilazione, dei tuoi acquisti e della tua capacità di spesa vedrai annunci diversi da altri profili.
Luca Cattoi, esperto in comunicazione e digital strategy, anch’esso intervistato da Niccolò De devitiis, ci racconta qualcosa di molto simile:
“Rispetto a 20 anni fa dove si immaginava un web unico, oggi ci sono miliardi di internet, ognuno di noi ha il proprio internet.”
Arriva a definire “la democrazia del web è una democrazia personalizzata”.
“Finiamo per ricevere informazioni che sono in linea con quelle che sono i nostri interessi e convinzioni. La piattaforma lo sa questo, e cercherà di continuare a farti dei risultati simili a quello che l’utente ha già cercato. Il problema è che l’utente continuerà a consolidare la sua idea e a mantenere una chiusura mentale totale.”
Ogni utente riceve una proposta mirata e personalizzata per un semplice motivo: “un utente coccolato è più propenso a cliccare e a condividere. Le azioni che svolgiamo all’interno di una piattaforma valgono dei soldi.”,
Ed è così, che senza quasi saperlo, entriamo in quello che definisce una filter bubble: “Nella sfera politica c’è una correlazione tra filter bubble e l’estremizzazione dei pensieri politici. Se penso che una idea è giusta e me ne danno conferma tutti i giorni, continuerò a pensare che quell’idea sia giusta.”
Come avviene il tracciamento dei dati su Google

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Il tracciamento avviene grazie ai cookies, micro file che rilasciano sul nostro computer e viene registrato tutto quelli che viene fatto sul nostro device (telefono, tablet).
Se ci siamo loggati ad un sito e abbiamo dato consenso all’utilizzo dei nostri dati ci conoscono già in un seconda visita e sanno già cosa ci piace.
Anche i dati di navigazione vengono gestiti e registrati da Google: tracciano i nostri spostamenti, ed insieme a tutti i dati che ci riguardano, vengono riutilizzati per la rivendita.
Hai presente l’informativa sui cookies? quando apriamo un sito internet, siamo abituati a cliccare direttamente “ok” sul pop-up che ci appare, o a muovere a pagina del sito fino a che il pop-up scompare, ed in questo modo, è come se avessimo acconsentito ai dati di tracciamento: in alcuni casi è possibile decidere quale livello di consenso per il trattamento dei dati settare, ma spesso per poter entrare siamo costretti ad accettare tutte le condizioni.
Paolo dal checco, nell’inchiesta “Google e gli altri motori di ricerca: quanto ci conoscono?” ci spiega il funzionamento. Ci sono diversi tipi di cookie:
Cookie tecnici: necessari per poter entrare nel sito
Cookie di tracciamento: permettono la profilazione e il collegamento con altri sistemi (social network, amazon).
Quando l’utente entra nel sito è possibile conoscere quindi la sua profilazione: in pochi millesimi di secondo l’utente viene messo all’asta e chi vince (chi offre più soldi) può mostrargli quell’inserzione. Le aziende spendono in media dai 20 a 30 centesimi a click nel caso in cui l’utente sia interessato a quella pubblicità.
Il business di Google è vendere pubblicità, ha fatto 40 miliardi di fatturato nell’ultimo trimestre 2019, e noi valiamo in media per google 4000 euro. Google ci mostra le inserzioni pubblicitarie che ci possono interessare anche su siti che non sono google.
Google non mostra quasi mai risultati che interessano a lui (per esempio, inserzioni pubblicitarie delle aziende che spendono di più), perché il suo obiettivo è tenerti il più possibile sulla piattaforma e vuole che tu rimanga incollato allo schermo. Quello che fa è trovare un bilanciamento tra utente e prodotti su cui guadagnano di più.
Esiste in tutto questo anche una problematica in termini legislativi: i dati vengono gestiti da un’azienda sotto la legislazione degli stati uniti, significa che dati italiani stoccati su server americani possono essere recuerati solo ed esclusivamente da autorità americane.
Come difendersi dalla profilazione dei tuoi dati
Ti indico tre modalità:
La prima naturalmente è quella di non abilitare i cookies di tracciamento, e nel caso tu non sia nelle condizioni di disabilitarli, non accedere al sito.
La seconda è controllare tutto quello che Google conosce di noi ed eliminare quello che non vogliamo rimanga tracciato.
Come fare? Clicca su questo link e scopri quanto Google ti conosce: http://adsetting.google.com/
Il terzo consiglio è verificare il tuo tracciamento di posizione: quando utilizziamo Google Maps diamo di default il consenso al trattamento dei nostri dati. Se provassi a controllare la mappa dei tuoi spostamenti, sarebbe come fare un viaggio nel tempo e nello spazio: http://google.com/locationhistory.
