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Google traccia le nostre vite

Google traccia le nostre vite Marzo 11, 2025 Teampeople 8:36 am E’ un dato di fatto. I nostri spostamenti, la nostra età, cosa facciamo, i nostri interessi, le nostre conversazioni, le nostre intenzioni di acquisto. Nessuno ci ha imposto tutto questo. Ma la semplicità e l’utilità delle sue funzionalità come la ricerca informazioni sul loro motore di ricerca, il oro browser, la loro piattaforma di mail, il loro cloud di contenuti e la loro mappa, ci hanno quasi inconsapevolmente posto nelle condizioni di essere identificati e tracciati. E’ questo il prezzo che paghiamo. Ma prima di giudicare questo tema, proviamo ad analizzare cosa succede quando apriamo un telefono o una pagina web, e come possiamo comportarci. Google nasce nel 1998. E’ un motore di ricerca creato da Larry Padge e , con l’obiettivo di ottimizzare la fruizione di contenuti nel Web tramite il loro algoritmo. Oggi non parliamo più di un semplice motore di ricerca, ma di un’azienda miliardaria presente in quasi tutto il mondo che basa il suo modello di business sul tracciamento di dati e vendita spazi pubblicitari.   Google vs Bing, Q want, Ecosia   iene.mediaset.it In italia Google è usato dal 95% degli italiani, una percentuale più alta rispetto agli altri paesi. L’invasività di Google dipende anche dal fatto che il loro sistema operativo (Android) è utilizzato dalla stragrande maggioranza degli utenti, perché Android è presente in più marche di smarthone, e al suo interno le funzionalità di Google sono installate di default: google chrome è il browser principale con cui navighiamo in rete. Le varianti di Google ci sono, ma in diversi casi sono pressochè sconosciute, ne consideriamo tre: Bing Probabilmente il secondo più conosciuto. Il motore di ricerca di casa Microsoft ha lo stesso tipo di funzioni di Google sia per i criteri di ricerca, sia per il tracciamento che profila i tuoi interessi e la tua geolocalizzazione. Q want E’ un motore di ricerca francese. Differentemente da Google non traccia i dati degli utenti che entrano nella loro piattaforma, garantendo la loro privacy. Il loro criterio di ricerca non è filtrato dalle caratteristiche dell’utente quindi, divenendo quindi più aperto. Ecosia Fondato a Berlino, questo motore di ricerca funziona come Google: rilascia dei risultati a seconda della ricerca e utilizza questi dati per gli inserzionisti: la differenza è che i ricavi vengono utilizzati per piantare alberi.  Gli utenti non vengono profilati mantenendo la loro privacy.   Cosa succede dentro il motore di ricerca Google   iene.mediaset.it Scopriamolo andando a leggere le parole di Marco Montemagno, imprenditore digitale, durante un’intervista a Le Iene proprio su questo argomento: “Il 50% delle ricerche porta le persone a restare dentro a google, al posto di una lista nella metà dei casi vedi già il risultato senza entrare in altri siti restando dentro a Google”. Far restare un utente su Google fa guadagnare la piattaforma perché aumenta il traffico di untenti facendo quindi aumentare il costo per a pubblicità: più la piattaforma è profilata (interessi, geolocalizzazione, età) e più possono farti una proposta profilata. “Non riguarda solo la pubblicità profilata che ci viene proposta: i risultati di Google in generale non sono tutti uguali, vediamo risultati diversi anche in termini di risultati organici (…), viviamo in una bolla online” La piattaforma ottimizza per i risultati che pensa che ti possano più interessare a te a seconda che tu stia cercando da telefono, da una specifica marca del telefono (Iphone ad esempio riguarda tipicamente un utente che può spendere di più) o da laptop, non esiste un criterio democratico che mostra gli stessi risultati a tutti. A seconda della tua profilazione, dei tuoi acquisti e della tua capacità di spesa vedrai annunci diversi da altri profili. Luca Cattoi, esperto in comunicazione e digital strategy, anch’esso intervistato da Niccolò De devitiis, ci racconta qualcosa di molto simile: “Rispetto a 20 anni fa dove si immaginava un web unico, oggi ci sono miliardi di internet, ognuno di noi ha il proprio internet.” Arriva a definire “la democrazia del web è una democrazia personalizzata”. “Finiamo per ricevere informazioni che sono in linea con quelle che sono i nostri interessi e convinzioni. La piattaforma lo sa questo, e cercherà di continuare a farti dei risultati simili a quello che l’utente ha già cercato. Il problema è che l’utente continuerà a consolidare la sua idea e a mantenere una chiusura mentale totale.” Ogni utente riceve una proposta mirata e personalizzata per un semplice motivo: “un utente coccolato è più propenso a cliccare e a condividere. Le azioni che svolgiamo all’interno di una piattaforma valgono dei soldi.”, Ed è così, che senza quasi saperlo, entriamo in quello che definisce una filter bubble: “Nella sfera politica c’è una correlazione tra filter bubble e l’estremizzazione dei pensieri politici. Se penso che una idea è giusta e me ne danno conferma tutti i giorni, continuerò a pensare che quell’idea sia giusta.”   Come avviene il tracciamento dei dati su Google   iene.mediaset.it Il tracciamento avviene grazie ai cookies, micro file che rilasciano sul nostro computer e viene registrato tutto quelli che viene fatto sul nostro device (telefono, tablet). Se ci siamo loggati ad un sito e abbiamo dato consenso all’utilizzo dei nostri dati ci conoscono già in un seconda visita e sanno già cosa ci piace. Anche i dati di navigazione vengono gestiti e registrati da Google: tracciano i nostri spostamenti, ed insieme a tutti i dati che ci riguardano, vengono riutilizzati per la rivendita. Hai presente l’informativa sui cookies? quando apriamo un sito internet,  siamo abituati a cliccare direttamente “ok” sul pop-up che ci appare, o a muovere a pagina del sito fino a che il pop-up scompare, ed in questo modo, è come se avessimo acconsentito ai dati di tracciamento: in alcuni casi è possibile decidere quale livello di consenso per il trattamento dei dati settare, ma spesso per poter entrare siamo costretti ad accettare tutte le condizioni. Paolo dal checco, nell’inchiesta “Google e gli altri motori di ricerca: quanto ci conoscono?” ci spiega il funzionamento.